interviste

INTERVISTA ALL’AUTORE GUALTIERO FERRARI

LE INTERVISTE DEL SALOTTO

Bentornati agli appuntamenti del martedì con le interviste de Il Salotto Letterario. Oggi siamo in compagnia di Gualtiero Ferrari, autore della saga distopica Zetafobia per la casa editrice digitale Delos Digital nella collana Odissea Fantascienza a cura di Silvio Sosio.

Salve Gualtiero, benvenuto nel mio Salotto e grazie per essere qui in nostra compagnia oggi. Ci racconti qualcosa di lei.

Buongiorno, grazie per aver accettato di ospitarmi. Beh, che dire di me. Non ho una formazione umanistica, anzi tutt’altro, però ho sempre amato leggere, fin da ragazzo, e come genere prediligevo il fantasy.  Poi, con gli anni, ho iniziato ad apprezzare i classici, approdando infine al thriller e all’horror che sono oggi i miei due generi preferiti. Alla scrittura sono arrivato abbastanza tardi. Da lettore vorace facevo fatica a trovare libri interessanti perciò spesso leggevo testi di autori esordienti e sconosciuti. A volte m’imbattevo in vere e proprie perle rare, lavori eccezionali e ben scritti, ma con altrettanta frequenza la delusione era cocente. Ricordo che un giorno iniziai a leggere un romanzo zombie ambientato in Inghilterra, era appena uscita la seconda o la terza stagione di The Walking Dead e il tema dei non-morti cannibali andava per la maggiore. Faticai a finirlo e quando ci riuscii pensai che avrei saputo scrivere di meglio, così accesi il computer e buttai giù una trama. Ecco, è così che ho iniziato a scrivere.

A luglio 2021 è uscito “Zetafobia 2: La città morta” per la collana Odissea Fantascienza di Delos Digital, secondo volume della sua saga “Zetafobia”. Potrebbe presentarla brevemente ai nostri lettori?

“Zetafobia 2: La città morta” è ovviamente il seguito di Zetafobia. Si tratta della parte centrale della trilogia zombie di mia creazione e si colloca temporalmente circa sei anni dopo il primo romanzo. L’idea della saga nasce da una domanda molto semplice: “Ma se accadesse veramente, se davvero una famiglia italiana si trovasse ad affrontare un’apocalisse zombie, come riuscirebbe a sopravvivere?”. Quello è stato il punto di partenza. In Zetafobia 2, però, mi sono preso la libertà andare oltre e di disegnare una Torino post-apocalittica, indugiando sull’adattamento che i sopravvissuti sono stati obbligati a mettere in atto per non finire sbranati. È un po’ questa la chiave di lettura del romanzo, dove si incontrano strategie diverse e alcuni si uniscono in piccole comunità per trovare aiuto, mentre altri preferiscono usare il cinismo e la violenza, anche verso i propri simili, per tirare avanti.

La sua saga affronta in chiave nostrana un topos della letteratura distopica e futuristica, quello dell’apocalisse zombie. Come si pone la sua opera relativamente a questo scenario?

Come dicevo l’idea parte da una domanda molto semplice, il “What if…” tanto caro agli scrittori d’oltremanica e d’oltreoceano. Però a differenza loro ho cercato di dare una visione intima e familiare all’intera saga. Certo, ci sono gli zombie, i militari, i combattimenti e tutto quello che ci si aspetta da un libro di questo genere, tuttavia non è, e non vuole essere una storia epica, quella dove l’eroe salva tutto e tutti in barba alle difficoltà. Il protagonista, Domenico, non è il prototipo dell’eroe convenzionale. Non vuole lo scontro, anzi se può lo evita come la peste. S’ingegna per tenere il più lontano possibile il pericolo. Commette errori e non riesce a salvare sempre tutti. È umano e ha paura. Tanta paura, come è giusto che sia se davvero ci si trovasse nel bel mezzo d’una apocalisse zombie.

Che tipo di futuro ha immaginato per la città di Torino e come mai ha deciso di tratteggiarlo in questo modo?

Beh, amo la mia città, e a costo di sembrare campanilista la ritengo la città più bella del mondo. Non me ne vogliano tutti i lettori che non abitano a Torino. Detto questo, per me Torino è sempre stata una metropoli a misura d’uomo. Piccola e vivibile se confrontata con agglomerati enormi come Tokyo o Shangai, eppure ricca di divertimento e cultura tanto quanto Barcellona o Londra. Se togliamo la vivibilità, il divertimento e la cultura ci rimane una città morta, che è appunto il concetto richiamato nel titolo, un luogo che non ha più nulla da offrire. Così immagino una Torino infestata dagli zombie: vuota e desolante.

I protagonisti della saga di Zetafobia non sono eroi, bensì una comune famiglia italiana torinese. Che tipo di percorso e che tipo di cambiamento si prospetta loro?

Nel primo libro il cambiamento è traumatico. Una famiglia della classe media si trova a doversi confrontare con orde di non-morti. Il conflitto tra la realtà pre e post pandemia zombie è enorme. In Zetafobia 2, invece, i protagonisti si sono adattati alla nuova realtà e riemergono, pian piano, tutte quelle problematiche tipiche di una famiglia comune, zombie a parte. Sebastiano, il figlio, è ormai diventato adolescente e si comporta come tale, spesso spalleggiato da Lucrezia, la madre, creando non pochi problemi a Domenico il cui unico scopo nella vita è difendere i propri cari. Inoltre, trascorso più di un lustro, iniziano a venire a galla dubbi e domande sul futuro, questioni prima accantonate perché troppo impegnati a sopravvivere, ma che adesso reclamano l’attenzione di tutti. Quando Domenico e Lucrezia moriranno, per vecchiaia o di morte violenta, che ne sarà del ragazzo una volta che sarà rimasto solo? Quanto resisterà senza qualcuno a guardargli le spalle? È il caso di trovare altri sopravvissuti e creare una comunità? Sono domande a cui ciascuno dà una risposta personale, e nelle risposte differenti nasceranno alcuni dei conflitti che fungeranno da motore alla storia.

Sta lavorando a qualche nuovo progetto per il futuro?

In questo momento sto abbozzando la trama del capitolo finale della saga, mi piacerebbe uscire per Natale del 2022. È un obiettivo ambizioso, spero di farcela. Oltre a questo sto lavorando su un romanzo totalmente diverso, un distopico ambientato a Londra tra presente e futuro. È un progetto a cui tengo molto e che richiederà ancora del tempo per potersi definire completo, ma non dispero. Questi due sono i progetti più corposi, mentre a tempo perso (la notte quando non riesco a dormire) scribacchio qualche raccontino, di solito horror.

Grazie a Gualtiero Ferrari per essere stato in nostra compagnia oggi. Vi ricordo che la saga di Zetafobia è disponibile sul catalogo della casa editrice e su tutti i maggiori store online.

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